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Nel noiosissimo pomeriggio televisivo, che riuscirebbe a far schiacciare un pisolino anche agli insonni più conclamati, quel pomeriggio dominato da circa 15 anni  da tronisti lampadati, serie tv alla seicentesima replica e programmi per cariatidi della rete ammiraglia rai sbuca una novità che certo farà (se la politica glielo permetterà) storia. Santa Maria De Filippi, dopo i rumors rincorsi tutta l’estate, apre il suo storico programma “Uomini e Donne” all’amore omosessuale, se proprio di amore si può parlare.

Una piccola rivoluzione televisiva che merita, certamente, attenzione. Maria, da sempre amata dal pubblico, riesce a fare una cosa che difficilmente riesce a proporre la tv generalista: farci passare per una novità un programma che va in onda da oltre un decennio. Un’impresa che davvero potrebbe riuscire solo a lei. La tv infatti italiana è morta da almeno qualche anno, non riesce a sopravvivere a Sky, a internet, alla proliferazione del digitale, a netflix e via discorrendo. Ma Maria può.

E lo fa, c’è da ammetterlo, con eleganza. E con cautela. Non abusa della presenza del tronista Claudio Sona dedicandogli solo una decina di minuti mercoledì e qualche minuto giovedì. Nessun annuncio in pompa magna durante la trasmissione, nessuna auto-celebrazione. Solo Gianni Sperti, che emozionato e scatenato (non intendo dietro le quinte) come una tredicenne che esce di casa mettendo per la prima volta la minigonna, tiene ad elogiare sua santità:

“Sto assistendo alla storia della tv e solo grazie a te, Maria”

Devo ammettere che vedere un programma che riesce a reggere il 20/25% nell’ormai deserto audience televisivo, aprire le porte ai gay speed date, emoziona. Claudio Sona, sulle prime, dimostra e trasmette una certa tenerezza, i primi corteggiatori lo stesso (consapevole che la scelta della redazione è alquanto chiara: tutte o quasi facce acqua e sapone).

Checchesenedica del pessimo esempio che un programma come Uomini e Donne veicola ai telespettatori, con la sua eccessiva celebrazione della bellezza da copertina, i risvoltini ai pantaloni e le facce lampadate, una cosa è certa: Maria De Filippi è da ringraziare. Ma personalmente una domanda mi sorge spontanea e un po di inorridisce: ma per le dive della Muccassassina e del Gay Village, le ragazze più popolari della scuola,  c’era davvero bisogno del Trono Gay?

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