Il-Bello-delle-Donne…-Alcuni-anni-dopo-–-Manuela-Arcuri-12

Non che avessi grandi aspettative, già quando seppi della notizia che Manuela Arcuri avrebbe fatto parte del cast del sequel mi attraversò improvvisamente il vento gelido della morte, ma mai mi sarei aspettato tanta bruttezza.  “Il bello delle donne: alcuni anni dopo” è quello che si può definire in tanti modi, ma nessuno di questi con una accezione positiva: come un fritto misto mangiato il mese dopo che è stato fritto ha lo stesso sapore delle cose andate a male, di rancido.

Eppure “Il bello delle donne”, pur mantenendo tutti i topos delle soap operas e della fiction italiana, era un piccolo gioiellino, qualcosa che la tv italiana non aveva ancora mai visto fino ad allora. Una frociata pazzesca, direbbe fantozzi se fosse stato di sinistra alcuni decenni dopo. Uno spirito queer, a partire dai continui coming out dei personaggi, passando per un cast che andava da Eva Grimaldi a Virna Lisi, dall’audacia con la quale riusciva ad affrontare temi che andavano dall’incesto all’omosessualità, dalla transessualità al lesbismo, dal sesso a qualsiasi tematica che una soap avrebbe potuto affrontare.

Se non fosse stato per altro, la fiction era da guardare già solo per il cast trashissimo: Stefania Sandrelli, Virna Lisi, Lunetta Savino, Eva Grimaldi, Nancy Brilli e chi più ne ha più ne metta. Ora a prendersi carica di tutto c’è lei: Manuela Arcuri, parrucchiera coatta dell borgata romana con un’acconciatura che ricorda la Poppea di Anna Falchi in S.P.Q.R., con un fidanzato (parrucchiere anche lui) ultra coatto che prima di scoparsi qualcuna se ne esce con frasi del tipo: “Prima te fono e poi te faccio a messa in piega”. Volutamente Trash, quasi a citare il meglio Almodovar sembrando però più Er Monnezza, fa ridere solo quando diventa talmente brutto da essere inconsapevole di esserlo, come quando la Arcuri cerca di sfasciare la vetrina insieme alle altre due cornute ma cammina come Carla Fracci dopo essere caduta dalle scale: non lo fa di proposito è solo lei ad essere una cafona.

Nemmeno la presenza di Felicetto avrebbe potuto salvarci da una sorte così nefasta: “Il bello delle donne: alcuni anni dopo” è semplicemente INGUARDABILE. E come tutte le cose brutte, ne sono certo, avrà il difetto di peggiorare con il tempo che passa.

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