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Roberto Fico, presidente di Commissione di Vigilanza Rai e esponente del Movimento 5 stelle, insieme a Dalila Nesci e Mirella Liuzzi, è stato il primo firmatario della proposta di legge che vuole vietare la pubblicità nei programmi per bambini. Una proposta deleteria, niente più che l’ennesima boutade populista da parte di una classe politica assuefatta al populismo più sfrenato. Il M5S è  solo un altra pagina di questa triste tendenza del Bel Paese. Questa legge, infatti, rischierebbe di distruggere i già precari equilibri della tv per ragazzi e bambini, privando le reti della loro fonte naturale di guadagno. Si tratta chiaramente di una proposta fuori dal tempo, una proposta che fa leva sul sentimentalismo più becero, tirando in ballo, in maniera strumentale quanto viziata, i diritti dei bambini.

Un dato: i programmi per ragazzi vivono in Italia un momento davvero delicato. La scomparsa dei programmi per giovani e bambini dalle reti generaliste (Rai compresa) a vantaggio di reti dedicate, come RaiYoyo e Boing ha creato un nuovo modello di fruizione della tv per ragazzi. Tali canali possono mantenere un flusso continuo e avere una grande varietà nell’offerta proprio perché gli sponsor sono disposti a pagare cari gli spot. È un dato che la sopravvivenza di canali come Boing dipende meramente dagli introiti pubblicitari. Che ciò piaccia o meno ai grillini e al direttore generale della Rai Antonio Campo Dall’Orto (che sembra appoggiare questa decisione) questa è la realtà. Queste sono le regole del mercato. Pensare di potersi svincolare dalle regole del mercato, oltre ad essere becero ideologismo è del tutto controproducente. masha-e-orso1

Infatti, l’animazione non è certo nel periodo florido degli anni 80 e la scomparsa di anime dal palinsesto televisivo ne è la dimostrazione. Gli Anime costano troppo e questo è risaputo. A differenza di quanto riusciva a fare la mediaset per ragazzi di Alessandra Valeri Manera, che portava in Italia decine di titoli l’anno, oggi le reti a tema non possono sforare un ridotto budget in quanto la crisi del mercato non permette agli inserzionisti gli investimenti di un tempo. In un certo senso, gli anni 80 erano la bolla speculativa dell’animazione: una volta che la bolla è esplosa agli inizi degli anni duemila il mercato non è più riuscito a risalire la china.

Tim Wescott, un analista senior del dipartimento TV della Screen Digest, una compagnia di ricerca europea dedicata al settore audiovisivo, ha a lungo studiato il mercato dell’animazione. Le sue analisi mostrano che a partire dal 2011 c’è stato un netto calo nei budgets stanziati dagli studi per ogni episodio di una serie animata, questo nonostante la produzione, in termini di ore, sia aumentata in molti paesi. Tutto ciò va chiaramente a discapito della qualità dell’animazione. In paesi come l’Italia c’e’stato un forte calo nella produzione. (per approfondire lo studio leggi questo articolo).

Il mercato del giocattolo, che non dovrebbe conoscere crisi, in realtà è stato pesantemente  colpito nel 2012 e solo nel natale del 2015 l’Italia ha visto un leggero rialzo delle vendite. In questo scenario di problematiche globali, una norma come quelle proposta dal M5S affonderebbe completamente il mercato, sia quello della produzione di prodotti audiovisivi per ragazzi che il suo enorme indotto. La crisi di brand internazionali come Mattel e la sua Barbie è un chiaro esempio dello scenario problematico di questa industria.

Il bambino  non può essere considerato un consumatore, è un binomio da distruggere. Cosa che con il bombardamento degli spot non può avvenire. Dal primo maggio del 2016  grazie al lavoro fatto dalla Vigilanza la pubblicità su Rai Yo-Yo sarà completamente vietata. Con questa proposta di legge ci siamo spinti oltre per vietare completamente la pubblicità in tutti i programmi per minori”.

I nostri bambini sono la nostra utilità sociale che prevale sulla libertà di impresa. E in ogni caso la libertà di impresa non può mai prevalere sull’utilità sociale. Il pericolo per i minori, almeno fino agli otto anni è l’incapacità di riconoscere il confine fra un messaggio pubblicitario e un messaggio editoriale, quindi il cartone animato dallo spot e non si coglie la forza persuasiva della pubblicità, questo sfocia in comportamenti consumistici compulsivi che poi portano a esclusioni di status nelle scuole e perfino a cattive abitudini alimentari di cui sono vittima

Le parole di Roberto Fico sembrano più uno spot elettorale che una presa di posizione seria e proficua. Ma si sa, la politica, è l’arte di chi spara la banalità più grande degli altri. E viene creduto.

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