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Non mi pento, di ritorno da qualche giorno da Londra, di non aver visitato il Madame Tussauds, in quanto mi è bastato vedere la seconda serata del festival di Sanremo e risparmiare almeno 30 sterline: un vero e proprio museo delle cere, da Gabriel Garko a Patty Pravo.

Patty Pravo, per intenderci, vera diva d’altri tempi, di ritorno dall’oltretomba, divina con il suo braccialetto rainbow a favore delle unioni civili, sembrava una apparizione mariana, con il suo viso cereo e il vestito stile Nefertari.

Ormai la Patty non ha nemmeno più bisogno di scandire le parole, basta la sua arte: il muoversi sinuosamente, l’eleganza di una vecchia e rattrappita diva, il suo continuare a vagare sul palco nonostante l’esibizione fosse finita da almeno cinque minuti per godersi la platea. E’ lei, Patty, con il suo ritorno in grande stile, a dominare la stantia seconda serata del festival di Sanremo. Oltre a una sfilza di bandiere rainbow, da Dolcenera a Eros Ramazzotti, passando per Francesca Michielin fino a Valerio Scanu.

Eros dal palco dell’Ariston ha tenuto a ribadire il suo sostegno alle unioni civili e alla stepchild adoption , mostrando i nastri rainbow:

“I figli fanno famiglia, e la famiglia è fondamentale, qualsiasi essa sia. Questa cosa che porto qui è importante. Ognuno tira su i propri figli a modo suo: la cosa fondamentale è dare loro la giusta educazione, il giusto insegnamento. “

Non me ne voglia Gabriel Garko, ma la Raffaele nei panni di Carla Fracci è stata la vera diva indiscussa della serata, forse l’unico vero motivo per continuare a vedere questa “grande sagra“. Perfetta, divertente, geniale.

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Gabriel Garko, che salutava la sua fidanzata solo sul finale è ai limiti del camp. Vedere il suo siparietto in cui scende le scale chiedendo una musica adatta è una vera e proprio esperienza metafisica, di quelle che ti fanno perdere tutto d’un tratto il contatto con la realtà.

In effetti è un vero mistero, forse il vero quarto segreto, come sia possibile che Garko piaccia alle donne eterosessuali. Ma vero grande segreto è come io, e voi, lo so, siamo sopravvissuti anche alla seconda serata. L’unica cosa certa è che, per la seconda volta, parlo di Sanremo senza nominare la parola musica, se non sul finale.

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