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Death Note, Ghostbuster, Iron Man, Mamma mia: esempi di prodotti il cui reboot o reincarnazioni riascono a smuovere gli animi più sopiti. Ultimo in ordine di arrivo è il live dell’anime capolavoro Death Note, annunciato da Netflix per il 2017 e le cui prime immagini sul set sono iniziate a girare in rete (fonte). All’annuncio del cast, che vede la presenza dell’attore di colore Keith Stanfield (Short Term 12, Straight Outta Compton) nei panni di L, che è difatti uno dei personaggi più amati della storia degli anime, il web si è subito sbizzarrito in commenti poco lusinghieri nei confronti della scelta della produzione.

L  nell’anime (vedi foto in alto) è bianco, tra l’altro con una carnagione parecchio pallida. E’ il grande comprimario della serie, e, ha una forza incredibile nella narrazione. Probabilmente Death Note senza questo personaggio non avrebbe lo stesso appeal che ha oggi.

L’annuncio del cast del reboot di Ghostbuster ha creato gli stessi malumori. Al posto del cast tutto al maschile che conosciamo è stato scelto un cast tutto al femminile, per altro fisicamente poco piacente. Kristen Wiig, Kate McKinnon, Leslie Jones e Melissa McCarthy non si possono definire proprio delle sex symbol (fermo restando che ognuno piace a qualcuno e che qui si aprirebbe una discussione enorme sullo stereotipo di bellezza imperante che cerca di passare tramite i mass media, quindi è un discorso che verrà fatto poi) e il trailer ufficiale (per altro non proprio bellissimo) pubblicato su youtube è riuscito a totalizzare più non mi piace che mi piace.

L’annuncio che nel comics della Marvel Iron Man, Tony Stark verrà messo da parte per far posto a Riri, una ragazza di colore, è stato presentato con entusiasmo dal suo sceneggiatore Bendis.
Bendis ha liquidato con “Paranoiche e razziste” le accuse di parte dei fans, aggiungendo che “La casa delle idee” è sempre più pronta a inserire personaggi che rispecchiano maggiormente la società odierna.

Questi sono solo tre casi, ma Hollywood e i mass media statunitensi sono sempre più propensi verso questa direzione. La polemica sul fatto che l’industria cinematografica fatichi a essere comprensiva delle differenze è stata recentemente portata alla luce della ribalta da attori del calibro di Will Smith, Eddie Murphy e Morgan Freeman.

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Gli appassionati, escludendo i commenti razzisti e misogini che purtroppo sono la grande maggioranza, tendono a giustificare il proprio disappunto con l’affetto che provano nei confronti del prodotto originale. Un fan di Death Note, per esempio, poco riesce a digerire una occidentalizzazione di un anime, e il fatto che un personaggio, il più amato della serie, diventi da bianco a nero risulta quasi inaccetabile. Un fan di Ghostbuster non può ammettere che il cast, al quale tutti siamo affezionati, subisca un così evidente cambio di rotta.

Io credo, purtroppo, che dietro questa insoddisfazione, seppur non generalizzando, si nasconda, a seconda degli esempi, una dose di misoginia e razzismo.

Io credo che più che chiedersi perchè un personaggio sia diventato da bianco a nero, o da uomo a donna, bisogna chiedersi perchè quel personaggio è originariamente bianco e uomo.

Hollywood è riuscita, attraverso a stereotipi di genere e intenti razzisti a rappresentare un’unica idea della società. Si pensi al genere forse più rappresentativo del Cinema, quello Western. Un tripudio di banalità, con i John Wayne della situazione che tendevano a dimostrare quello che la politica voleva veicolare, una presunta supremazia intellettuale, morale e addirittura fisica. Dell’uomo sulla donna, del bianco sul nero (fino alla totale giustificazione del genocidio dei nativi americani).

Quando Marlon Brando mandò una donna indios a ricevere il proprio Oscar, in protesta del razzismo dell’industria cinematografica, la donna fu addirittura fischiata dai presenti e dagli ospiti della cerimonia. Era Hollywood a protestare. L’ansimo di un cacciatore sopraffatto dalla propria preda. La presunzione del maschio bianco eterosessuale di dover per forza avere la supremazia (che è ovviamente rimasta) smuoveva gli animi. Ora che Hollywood è riuscita a ritagliare uno spazio a molte differenze, il popolino ha paura, preso dalle proprie ansie da prestazione. Ma, nel torto, questa volta, e me lo auguro,  non verranno accontentati nemmeno con le brioches. 

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